|
|
EVENTI
RIENTRO
DALLE VACANZE
30 OTTOBRE
Dopo
un mese di vacanze i bambini tailandesi tornano a scuola per
il secondo semestre.
Al Centro Ban Kon Thip, il rientro assume un aspetto tipico
e curioso. I bambini tornano dai loro villaggi situati sulle
pendici delle montagne a bordo di camionette scoperte, stipate
all’inverosimile, accompagnati dai loro genitori e parenti
|
 |
Ogni
bambino scende dalla camionetta e corre incontro ai compagni,mentre
i genitori scaricano le borse che contengono la biancheria e
qualche appunto fradicio: la stagione delle piogge non è
ancora terminata e uno scroscio d’acqua li ha accompagnati
al rientro.
I papà e le mamme si danno da fare per affidare ai figli
borse di frutta: banane, mango, papaia, pompelmi; non vedo tortine
o patatine come da noi!
I bambini si avviano verso la casetta dove si sistemeranno accompagnati
dalle ragazze maggiori che li indirizzano e li intrattengono.
Nessun bambino piange o frigna. Una bambina da segni di nostalgia;
si scusa dicendo che è preoccupata perché il nonno
resterà solo e a casa poi anche i bufali non riceveranno
piu acqua da bere. Questi bambini rivelano tanto sentimento
e tanta dignità allo stesso tempo.
I genitori risalgono sulle camionette e ripartono verso le loro
capanne con un velo di tristezza e di apprensione sul volto.
Hanno però fiducia; sanno che i loro figli troveranno
un ambiente famigliare che li accoglie.
Un bambino arriva su una piccola moto: il papa alla guida con
la borsa dei vestiti, la mamma sul sedile posteriore e il bambino
sistemato tra l’uno e l’altro.L’alveare di
Ban Kon Thip è in subbuglio per il rientro dei 130 bambini,
ma il cane di nome TIGRE scodinzola allegramente.
|
 |
NOTE SPICCIOLE...PER INSEGNARE A BEN VIVERE
Le due bisacce
Ciascun
uomo porta due bisacce, una davanti, l'altra dietro, e ciascuna
delle due è piena di difetti, ma quella davanti è
piena dei difetti altrui, quella dietro dei difetti dello
stesso che la porta. E per questo gli uomini non vedono i
difetti che vengono da loro stessi, mentre vedono assai perfettamente
quelli altrui.
Giudicare i propri errori, prima di quelli degli altrui
Un
giorno a Scété avvenne che un monaco commise
un errore. I padri decisero di tenere un consiglio al quale
l’anziano “Abba” Mosè fu invitato.
Ma rifiutò di presentarsi, preferendo rimanere raccolto
nella sua cella. L’abate della comunità gli mandò
dire : " Vieni, perché tutti ti aspettano."
Allora
Mosè si alzò e venne a presentarsi davanti al
consiglio portando sulle spalle un cesto che aveva riempito
di sabbia. Vedendo questo, i monaci usciti ad incontrarlo,
esclamarono: “E cos’è questo, padre?"
L'anziano monaco rispose loro: " Sto seminando i miei
sbagli dietro di me e non me ne accorgo neppure; ed io, eccomi
qui, sono venuto per giudicare gli errori altrui". Sentendo
ciò, i monaci si astennero dal giudicare il fratello
colpevole, e gli perdonarono.
Stralcio
dagli Apophtegmi dei Padri del deserto, ed. Abbazia di Bellefontaine
La
pettegola e la gallina
A una donna che si accusava di frequenti maldicenze, San Filippo
Neri domandò: "Vi capita proprio spesso di sparlare
così del prossimo?".
Molto spesso, Padre", rispose la donna.
"Figliola, il vostro errore è grande. E' necessario
che ne facciate penitenza. Ecco cosa farete: uccidete una
gallina e portatemela subito, spennandola lungo la strada
da casa vostra fin qui".
La donna ubbidì, e si presentò al santo con
la gallina spiumata.
"Ora", le disse Filippo, "ritornate per le
strade attraversate e raccogliete ad una ad una le penne della
gallina...".
"Ma è impossibile, Padre", ribattè
la donna; "col vento che tira oggi non si troveranno
più".
"Lo so anch'io", concluse il santo, "ma ho
voluto farvi comprendere che se non potete raccogliere le
penne di una gallina sparpagliate dal vento, come potrete
riparare a tutte le maldicenze gettate in mezzo alla gente,
a danno del vostro prossimo?".
|
FESTIVAL
DEL SORRISO
(30-31 DICEMBRE 2005 - 1° GENNAIO2006)
Così si può chiamare il festoso meeting
che ha visto l’arrivo al Centro Missionario di più
di cento ex-allievi nei giorni di fine anno.
Non domandatemi il programma; non chiedetemi il Comitato
Organizzatore: è nato come d’incanto, come una
scatola cinese, questo festival del…sorriso!
Prima di descriverlo, dico subito la ricorrenza che il festival
vuol celebrare. E’ noto come il Centro “Sacra Famiglia”
sia un piccolo villaggio dove si svolgono diverse attività
di formazione e di istruzione. Sono circa duecento le persone
che vivono e operano nel Centro. C’è una persona
che da 30 anni coltiva con amore paterno la vita del Centro:
è P. Alberto. Ha offerto con assoluta discrezione e solerzia
trent’anni dei suoi i suoi quarant’anni di vita
sacerdotale sempre col sorriso sulle labbra.
Le persone che nel corso degli anni sono passate e hanno vissuto
qui, si sono date un tacito appuntamento e senza stendere un
programma dettagliato, si sono incontrate nei tre giorni di
fine anno per festeggiare e dimostrare riconoscenza a P. Alberto.
Tutti
hanno contribuito ad organizzare la festa dando la propria
gioiosa collaborazione. Era un fiorire di iniziative volute
per creare l’ambiente di accoglienza e di festosa celebrazione.
I
ragazzi e i giovani hanno curato la sistemazione logistica.
Come ospitare per tre giorni i giovani provenienti da diverse
località? Presto fatto: si chiedono in prestito tre
grandi tende che vengono montate accanto alla tettoia che
serve da palcoscenico.
Le ragazze
ritagliano e incollano ghirlande colorate che vengono appese
ai palloncini e preparano vasi di fiori. La Chiesetta è
adornata con particolare cura. All’entrata viene eretto
un semplice arco di trionfo realizzato con due grandi rami
di palma.
All’ingresso
del Centro, per sottolineare lo scopo del Festival, viene
sistemato un grande riquadro ove campeggia una foto sorridente
di P. Alberto, circondata da numerose istantanee che ricordano
momenti di vita del Padre.
Tutto
il lavoro viene eseguito in perfetta sinergia e sincronia,
al suono di ritmi e musiche tipiche dei villaggi da cui provengono
gli ospiti.
Quando
le attività di preparazione terminano, c’è
spazio per canti, danze folcloristiche e coreografie eseguite
con maestria dagli alunni del Centro. Si trascorre così
la notte di S. Silvestro in allegra attesa del Nuovo Anno.
Il Primo
dell’Anno sarà il momento più intenso
del Festival. E’ una bella giornata di sole con temperatura
ideale: 24 gradi! Il risveglio un po’ pigro, dopo la
notte di canti e danze, è però gioioso.
Nel
corso della mattinata si celebra l’Eucaristia presieduta
da P. Alberto e accompagnata dai canti in lingua tailandese.
Poi
tutti convergono verso l’area di ritrovo per i discorsi
d’occasione. E’ il momento in cui si vuole esprimere
a voce il sentimento di viva riconoscenza alla dedizione e
cura profusa da P. Alberto nei quarant’anni della sua
vita sacerdotale.
Il
pomeriggio è ancora una momento di allegra convivialità.
Il
momento di più intensa significatività è
quando gli ex-alunni sfilano davanti a P. Alberto e allo Staff
dei Padri e delle Suore per ricevere l’immaginetta-ricordo,
ma soprattutto il saluto affettuoso e il sorriso accogliente.
Ecco perché
l’abbiamo chiamato Festival del…Sorriso!Proprio
il sorriso, segno di gioia e di riconoscenza, è stato
il protagonista incontrastato fiorito sul volto di tutti.
Ban Kon
Thip - 1° Gennaio 2006
|
 |
VISITA DEL GOVERNATORE
8 agosto 2006, una giornata storica. E’
vero che ogni giornata è storica in quanto piena di
avvenimenti sempre nuovi, ma oggi è davvero speciale.
Quando si pensa che per invitare qualche personalità,
ci vogliono settimane, mesi di attesa, e, tenendo conto anche
che le personalità non si muovono per eventi di poco
conto, la visita inaspettata del nuovo Governatore di Chiang
Rai, Udom Phuasakun, è per noi un evento storico.
Due giorni fa qualcuno è venuto ad annunciare che il
giorno 8 agosto il Governatore con il suo entourage sarebbe
venuto in visita al centro. Sorpresa e quesiti a cui rispondere
a non finire: quale lo scopo della visita? Quante persone
compongono il seguito? Pur essendo una visita informale, per
quanto informale possa essere la visita di un’autorità,
qual è il codice di comportamento di circostanza? Bisognerà
presentare un piccolo dono a ricordo della visita, il minimo
che si debba e si possa fare.
Essendo una visita informale, non ci sono preparativi particolari,
ma ognuno è al suo posto di lavoro e compie le sue
attività abituali, pur sbirciando ai visitatori e sentendosi
sotto tiro di sguardi estranei.
|
 |
 |
Le ore passano veloci e qualche staffetta comincia ad apparire:
piccole autorità locali in attesa di accogliere e riverire
il loro superiore regionale, il Governatore della Regione. Improvvisamente
si scatena il diluvio. Il prato davanti alla casa è inondato,
la strada sterrata diventa un fiume, qualcosa di eccezionale.
Per fortuna l’attesa si prolunga oltre il previsto, la
pioggia smette di cadere e il fiume ridiventa strada con la
ghiaia ben ripulita e ben lavata.
Ecco il governatore, alto, imponente. Al seguito ci sono il
Nai Amphoe, prefetto di Maesai, il Kamnan, capo della nostra
sotto-prefettura, il capo villaggio e altre autorità
della zona.
Le presentazioni sono fatte in modo militaresco, un po’
ridicole per noi non abituati a scene di questo tipo. Il governatore
entra a visitare il negozio e il laboratorio dove un gruppo
di ragazze è ancora al lavoro. Sembra molto interessato
e khru Noy dà le spiegazioni richieste. |
|
 |
Ultimo
atto: riunione intorno al tavolo per gustare qualche dolce e
una bevanda, ben conditi da scambi di idee. Il governatore dà
buoni consigli sulla necessità di trovare il mercato,
non un mercato come il Night Bazar di Chiang Mai o altri mercati
che puntano sul profitto, ma un mercato che punta a valorizzare
la persona e il lavoro specialistico, l’arte insita nella
cultura locale, il simbolismo espresso nel ricamo trasmesso
dagli antenati. Anche una macchina può produrre questi
lavori, ma una macchina è una macchina, qui invece si
tratta di persone che devono essere valorizzate. “Voi
qui siete come una motrice, dice il nostro visitatore: se si
muove si trascina dietro un treno, se si inceppa, è tutto
il treno che si arresta”. Sintonia piena.
Il
governatore, con tono di voce più dimesso, parla ai suoi
vicini: “Quando si presentano persone VIP alla nostra
sede, è qui che bisogna portarli. Da tener ben presente
questo. Tali VIP possono contribuire a rendere il Centro autosufficiente”.
Grazie,
signor Governatore.
|
VISITA
DEL CARDINAL SEPE
Chiang Mai ha ospitato il Congresso Missionario dell’Asia
dal 19 al 23 ottobre. Un evento di grande portata che si spera
porterà frutti abbondanti. Rapporti e commenti sono da
ricercare in altre sedi. Per noi di grande importanza è
stata la visita dell’inviato del Santo Padre, S.Eminenza
card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, di S. Eminenza
card. Michai Kitbunchu, Arcivescovo di Bangkok, di Mons. Salvatore
Pennacchio, Nunzio Apostolico in Thailandia e di Mons. Joseph
Sangwal Surasarang, Vescovo di Chiang Mai. Una visita di meno
di un’ora, ma da non dimenticare. Dopo i convenevoli iniziali,
P. Alberto ha letto un sunto della storia del centro.
“Eminenze, Eccellenze, ecco in breve come è nato
e come si è sviluppato il centro che vedete. Leggo per
non dilungarmi troppo.
Il Centro Cattolico Ban San Klet Thong, ribattezzato Centro
Cattolico Sacra Famiglia nel 1997, è la missione dei
Preti del S. Cuore di Gesù di Betharram tra gli Akha
nel nord della Tailandia, vicino alla frontiera con il Myanmar
(Birmania).
Origini. E’ iniziato nel 1972 per essere centro e punto
di riferimento per gli Akha, che scendevano dalla Birmania alla
ricerca di terre più accoglienti e si stabilivano sui
monti della Tailandia Prime
attività. Visita ai villaggi che aumentavano di numero
ogni anno in quel periodo. Al Centro: assistenza sanitaria
ai poveri, lavoro agricolo, allevamento bestiame, conigli,
maiali, galline. In piccolo, senza sognare grandi cose. La
comunità raccoglieva allora una ventina di persone:
ragazze e ragazzi orfani, alcune donne anziane e sole.Crescita.
Nel 1987 il Centro apre a bambine\i e ragazze dei villaggi
Akha sparsi sui monti, per prepararle all’impatto con
la realtà della nuova Tailandia, che spinge a fondo
sulla via dell’industrializzazione. Gli Akha parlano
una lingua loro e devono imparare la lingua nazionale, il
thailandese. Bambini e bambine frequentano la locale scuola
elementare. Le ragazze frequentano all’interno un corso
di alfabetizzazione di due anni prima e un corso di taglio
e cucito in seguito. Il ricamo, arte in cui le donne Akha
sono molto abili, è venuto di moda negli ultimi anni.
Le ragazze, a tempo libero, ricamano e guadagnano qualche
soldo per i loro bisogni e si sentono valorizzate. Le ragazze
devono autogestirsi e in alcuni momenti della giornata assistere
i più piccoli. La vita di gruppo offre loro l’occasione
per prepararsi alla vita nella nuova società. Completata
la formazione le ragazze trovano lavoro nelle sartorie della
città e sono apprezzate per la loro abilità.
|
 |
 |
Il
lavoro svolto dal 1987 in avanti è stato portato avanti
sotto la direzione competente e disinteressata di Khu Noy, Suvaraphon
Yindeengarm. (applauso del Cardinal Crescenzio Sepe, del Cardinal
Michael Michai Kitbunchu e del Nunzio Mons. Salvatore Pennacchio)
Questo scrivevo 5 anni fa. Allora eravamo 175, oggi siamo 200
circa, un aumento di poche unità, ma i cambiamenti sono
di rilievo:
* Cambio di mentalità, data l’evoluzione e lo sviluppo
rapido della società.
* Cambio delle esigenze: aumentano le conoscenze, aumentano
i bisogni, aumentano le responsabilità.
* Cambio nella strutturazione del centro e delle attività,
grazie all’arrivo di forze nuove: P. Subancha e P. Peter.
|
 |
 |
BAN SODSAI (Casa della Gioia)
La casa della felicità esiste, l'ho trovata: è
qui!
Che bella riuscita. … ma al prezzo di molto lavoro e di
tanto amore.Grazie per fare di questi bambini, raggianti di
gioia, degli esseri responsabili e generosi, che saranno meglio
preparati ad affrontare la vita ed a darle un senso in questo
mondo individualistico in cui viviamo!
Grazie Noï per la tua accoglienza, la tua semplicità
e la tua radiosa felicità che non può che ricadere
su quelli che ti circondano. Grazie per distribuire tanto amore
intorno a te.Questo centro è veramente una riuscita e
farò il possibile per far conoscere la vostra azione
e per aiutarvi.
Ho
apprezzato la serenità che regna qui, la pace e la gioia
di vivere di questi bambini che aprite sul mondo, perché
qui è anche scuola di vita..Grazie per la vostra accoglienza
calorosa nella speranza di rivedervi l'anno prossimo!
Su di giro e … vento in poppa!
Très amicalement,Françoise Picot "
|
 |
 |
Questo messaggio lasciato da una visitatrice il 15 novembre
scorso offre lo spunto per parlare della casa dei ragazzi e
per trovare un nome adatto. Ma prima mi viene in mente un passaggio
della Sacra Scrittura: Disse Elia alla vedova: «Prendimi
un po’ d'acqua perché io possa bere. … Prendimi
anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la
vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un
pugno di farina nella giara e un po’ di olio nell'orcio;
ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla
per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; su, fa’ come hai detto,
ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi
ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il
Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio
dell'olio non si svuoterà finché il Signore non
farà piovere sulla terra».
Anche noi avevamo poche risorse per costruire
la casa dei ragazzi. Abbiamo cominciato lo stesso basandoci
su “promesse” di sostegno finanziario. Un rischio.
Atto di coraggio? Atto di fede? Oppure incoscienza e irresponsabilità?
Ognuno pensi quello che crede. Il fatto è che la casa
dei ragazzi è terminata. I fondi? Vengono e vanno,
evaporano, ma il deposito consistente rimane ed è visibile.
I ragazzi si sono ora installati nella nuova casa.
Il 3 novembre ci siamo ritrovati tutti attorno alle tombe
dei nostri morti per ricordare a noi stessi che i nostri cari,
sono ancora parte viva della nostra comunità e per
non dimenticare che quello è anche il destino di tutti
noi presto o tardi. Festa di tutti i Santi, festa di tutti
i Morti, due feste gemelle che ricordano santi innominati,
defunti sconosciuti.
|
 |
Il 4 novembre sera di nuovo assembramento generale davanti alla
casa dei ragazzi. Un canto di ringraziamento a Dio per il sostegno
e la protezione costante di cui non possiamo fare a meno dà
inizio alla breve cerimonia.
Poi
P. Subancha benedice la casa che si conclude con un altro
canto. Quindi tutti possono entrare a visitare la casa. I
ragazzi sono particolarmente agitati e felici: una casa spaziosa,
luminosa; qui potranno studiare e …sognare. La gioia
illumina il loro volto. Davvero la casa della gioia. Gioia?
Perché non chiamarla casa della gioia, della felicità?
SODSAI: limpidezza, chiarezza, trasparenza, nitidezza, semplicità,
spontaneità, genuinità, serenità, tutti
corollari di GIOIA. Casa della gioia, BAN SODSAI. La speranza
è che l’esperienza degli anni passati qui sviluppi
nei ragazzi un senso di responsabilità che li guidi
nella vita di adulti in avvenire a mantenere gioia e serenità..
Approfittando
di questa occasione, gli ospiti di BAN SODSAI (Casa della
gioia) ringraziano tutti quanti hanno avuto parte nella realizzazione
dell’opera ed augurano a tutti Buon Natale e Felice
Anno Nuovo.
|
| |
|
|